Droni killer autonomi

I media generalisti amano oggi cavalcare effetti emozionalmente drammatici come fossero voci para-letterarie di genere, tipo le riviste del barbiere, ma i piccoli droni killer del video qui sopra sono gia’ tecnicamente maturi e molto facili da manovrare. Ci stupisce che ancora non sia avvenuto un attentato dimostrativo, da qualche parte in una piccola o grande citta’ del mondo, magari opera di un soggetto isolato anche molto giovane ma gia’ assai pratico. Ciò significa che l’umanità deve prepararsi ad una vita sotto la minaccia di azioni mirate e bellicose sui civili, motivo per cui si sta attivando un associazionismo transnazionale per chiedere che i dispositivi autonomi da carneficina siano messi al bando. Detto questo, lo stato dell’arte è davvero spaventoso come nel video qui sopra, con sciami di piccoli droni killer capaci di riconoscere il proprio bersaglio umano per poi annientarlo? La risposta e’ si’ ma il peggio e’ ancora piu’ fosco. Infatti, se si tiene conto delle ricerche sugli algoritmi di apprendimento automatico perseguite ad esempio da OpenAI e Google DeepMind, quei piccoli droni sarebbero già in grado anche di selezionare da se’ in modo progressivo e con logica non umana chi sarà il loro prossimo obiettivo, senza piu’ aver bisogno di regole programmate dagli umani. Usi pacifici molto avanzati sono per esempio prodotti autonomamente per macchinine autoguidanti con pochi mezzi amatoriali, o studiati rigorosamente all’ ETH di Zurigo per auto-apprendimento delle facolta’ di orientamento, all’Universita’ della North Carolina per arti autonomi in ausilio a chi li ha perduti, all’Universita’ della Columbia per bracci robotici autonomamente capaci di auto-imparare a svolgere compiti tipici anche in presenza di impedimenti meccanici o handicap, semplicemente by-passandoli o comunque adeguandosi con successo alle ridotte facolta’ operative, fino ad imitare una sorta di auto-coscienza, come nel video qui sotto.

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Mondialismo e Denaro

Seguire il denaro per capire dove sta andando il mondo non è mai stato così vero. Le lacune nelle normative fiscali a livello locale e l’internet banking globale consentono trasferimenti molto facili e veloci di enormi risorse finanziarie da un luogo sotto una giurisdizione ad un altro sotto un’altra giurisdizione. Un quadro dettagliato del recente movimento monetario a livello globale è fornito, tra gli altri, da studi come “The Wealth Report“, che tracciano i flussi di ricchezza in tutto il mondo. La definizione di denaro è però più sottile della sola valuta corrente. Un’infografica della fine del 2017 da The Money Project mostra che le valute, le attività e gli altri strumenti finanziari variano da $17 miliardi di dollari (il valore di tutti gli stock di argento fuori terra) fino a 1,2 quadrillioni di dollari (la stima di fascia alta per il valore di tutti i contratti derivati), questo in base a definizioni di denaro sempre più ampie che si possono considerare. Nonostante questa mondializzazione sia già al lavoro, il Global Asset Management deve ancora comprendere appieno la sua metamorfosi digitale: è chiaro che le strutture e le piattaforme commerciali non sono più locali ma gia’ globali, legate ad approcci finanziari estremi o alla politica neo-liberista. Ottimizzazione dei processi finanziari e redistribuzione della ricchezza saranno quindi in antitesi? L’internet banking agisce come un dato di fatto o meglio un invariante per il pianeta Terra in questo 2019, il che lo rende una tecnologia abilitante se l’obiettivo sociale finale è la mondializzazione, con un unico governo per l’intera umanità. E’ una tecnologia da controllare, invece, se le grandissime aziende e i magnati planetari sono autorizzati a condurre questi processi a puro scopo di lucro o per se stessi, indipendentemente dai bisogni e dalla volontà dei miliardi di persone comuni.

Mondialismo ed Arti

Sono soprattutto i francesi a preoccuparsi ancora dell’arte e della filosofia nell’Europa occidentale, ma la lingua francese sta perdendo influenza contro l’anglosfera, così il pragmatismo e la filosofia analitica stanno battendo le scienze sociali e la filosofia continentale. Detto questo, il pianeta Terra è più grande della Francia e della anglosfera. Nonostante i localismi siano di nuovo in ascesa, spesso insieme a populismo e democrazie diminuite, la strada per un singolo governo sovranazionale per l’umanità è gia’ tracciata. In parole povere, il mondialismo non può essere cancellato e la mondializzazione non può essere evitata. Economia, tecnologia e geopolitica operano già attraverso intrecci transnazionali sotto il predatorio intento neoliberista della globalizzazione, con la ricchezza che viene sifonata dalle comunità locali e rediretta nei paradisi fiscali, bloccandola a beneficio dei pochi contro i bisogni dei molti. D’altro canto e qui sta la sorpresa, lo stesso vale per l’arte dei molti contro i pochi, come vettore per l’unificazione del dibattito. L’arte non si misura con il denaro, in prima istanza, ma con la cultura e la rappresentazione locale, entrambe non direttamente confezionabili per essere vendute ovunque come iPhone buoni per ogni latitudine. Ancora una volta, gli accademici e gli operatori francesi aprono la strada. Stanno discutendo sul modo in cui le diverse forme funzionano localmente come indicatori culturali (ad esempio, ballando da qualche parte, dipingendo altrove, scrivendo in altri luoghi ancora, ecc.) ed insieme come indicatori globali. I recenti seminari “Les hommes au miroir des choses: objets techniques et identités dans la mondialisation. Arts et sciences sociales en dialogue” del L’Ecole des Hautes Etudes and Sciences Sociales sono una buona introduzione. Per quanto riguarda l’anglosfera, un contributo davvero interessante è arrivato dieci anni fa da un libro accademico intitolato “Meter in Poetry: A new Theory” , che indagava sugli invarianti della poesia ipotizzando che il metro sia innato nel cervello umano indipendentemente dalle lingue e dagli accenti che implementano e plasmano la poesia a livello locale. Le arti sono a tutti gli effetti un pilastro del mondialismo ed in quanto tale un riferimento molto importante da seguire anche su questo sito.

Posti di lavoro scoperti e reddito di cittadinanza

Siamo molto scettici rispetto alla fondatezza delle lagnanze di imprenditori piccoli e medi che ultimamente si espongono sui media nazionali asserendo di non riuscire a trovare manodopera per la loro attivita’. Crediamo infatti che si tratti di un modo per farsi pubblicita’ gratuita, da un lato cavalcando luoghi comuni su fannulloni divanisti e dall’altro svilendo ulteriormente la figura del lavoratore, oramai risorsa consumabile usa e getta via dumping contrattuale. In dinamiche sane, chi ha bisogno urgente di personale paga quel che serve, colma le necessita’ e va avanti speditamente; chi non ha bisogno, invece, cincischia lucrando su agevolazioni o sgravi ed approfittando dello stato di bisogno dei disoccupati. Detto questo, l’economia di mercato sta cambiando drasticamente ed il bisogno di manodopera diminuira’ a causa dell’automazione, cosicche’ rapporti stabili a tempo indeterminato non saranno forse sostenibili da chi vive la ciclicita’ della domanda e la competizione sui mercati a scala globale. Tuttavia, la continua erosione dei diritti dei lavoratori in Occidente e’ inquietante, motivo per cui le sinistre avrebbero abbondante spazio politico per tornare a rappresentare etica civile ed istanze concrete di subordinati, precari e disoccupati, difendendo gli sfruttati dagli sfruttatori anche quando gli uni e gli altri sono popolo, nel discorso alternativo all’1% delle elite. Il ministro Di Maio annuncia proprio oggi l’avvio del sito web ufficiale per la gestione del reddito di cittadinanza ed andiamo controtendenza: se questo provvedimento riuscisse ad incrociare in modo trasparente domanda ed offerta, sciogliendo le distorsioni del mancato incontro di tanti posti scoperti al Nord ma non realmente aperti a candidati del Centro o del Sud, potrebbe innestarsi un circolo virtuoso. Per i furbetti padronali in cerca di facile pubblicita’ auspichiamo invece accertamenti fiscali e societari per colpirli dove fa piu’ male, ossia sui soldi.

SiamoEuropei.it parli al Centro

L’ex ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda sta cercando di ritagliarsi uno spazio politico in seno al Partito Democratico, al quale si e’ sorprendentemente iscritto un anno fa, partendo da posizioni centriste. E’ questa una contraddizione in termini rispetto alla sinistra storica, gia’ adoperata strumentalmente a fini di scalata ostile dall’ex premier di governo ed ex segretario del partito Matteo Renzi. La debolezza delle sinistre a livello globale, schiacciate su tre fronti dal capitalismo finanziario globalista, dalla verticizzazione delle democrazie occidentali e dalla violenta crisi economica mondiale del 2007, ha infatti lasciato campo libero ad accumulazioni veloci di consenso da parte di soggetti ad esse politicamente estranei e tuttavia infiltrati, in Italia favoriti dallo scollamento del vecchio gruppo dirigente rispetto ai nuovi problemi concreti della base elettorale. In questo senso, Calenda sente di operare in uno spazio di sinistra che vorrebbe ribattezzare addirittura in fronte repubblicano , superandone simboli e narrative. Come l’ex segretario Bersani, noi siamo invece convinti che il Partito Democratico debba riconnotarsi decisamente a sinistra, idealmente con Landini segretario e Cacciari presidente, restituendo quantomeno identita’ di bandiera a mo’ di sindacato arrabbiato. Tornando a Calenda, ci interessa qui il manifesto-contenitore siamoeuropei.it per le elezioni europee del prossimo Maggio. Premettiamo che tale manifesto ci pare del tutto ragionevole e razionale, addirittura condivisibile dal nostro particolare punto di vista, ma forse non di sinistra? Di quella sinistra proletaria, impiegatizia, culturale e solidale che chiedeva lotta di classe, emasculata al nord dalla sovranista Lega ed a sud dal populista MoVimento Cinque Stelle sotto la comune narrazione del popolo contro elite ? Lo spazio grosso da recuperare ci parrebbe essere quello. La nuova proposta aggregativa di Calenda sembra invece declinata verso l’unificazione dell’affollata, cespugliosa e trasformista palude centrista oggi nota come RenzuSconi , di cui ci sarebbe gran bisogno per superarla costruttivamente. Temiamo insomma che, senza una rivalutazione schietta delle proprie ascendenze politiche, di una ricalibrazione effettiva dello spazio destinatario del messaggio (il Centro, non la Sinistra) e conseguentemente dei modi comunicativi, il pur meritorio SiamoEuropei non guadagnera’ il consenso necessario ad incidere, come non lo guadagno’ nel 2018 il listino +Europa di Emma Bonino pur venendo da una storia politica gia’ connotata.