No a suprematismi e fondamentalismi

Troviamo infondata ogni ideologia suprematista, a partire da quella bianca che ha dato forma all’ultima strage di musulmani in moschea a Christchurch in Nuova Zelanda. Troviamo altrettanto privo di senso il fondamentalismo religioso islamico, che ha dato forma negli anni recenti a vari movimenti jihadisti molto violenti ed efferati verso i cosiddetti infedeli. Riteniamo peraltro che la secolare aggressivita’ colonialista dell’Occidente europeo in Medio Oriente, in Sud America, in Africa ed ultimamente quella americana ancora in Medio Oriente, abbia senza dubbio originato una reazione. Desidereremmo che questo continuo escalare si fermi e che le persone di buona volonta’ che abitano l’Europa nel 2019 prevalgano col dialogo, trovando punti d’incontro ed edificando ponti di pacifica convivenza multiculturale, multietnica e multireligiosa. Nella pratica corrente, tuttavia, il multiculturalismo si e’ rivelato fallimentare soprattutto in Regno Unito. Altrettanto problematica e’ la situazione in Francia, potenzialmente esplosiva nonostante le belle storie sportive culminate nella vittoria alla Coppa del Mondo di calcio nel 2018 battendo in finale la ben piu’ nazionalista Croazia. Infine in Italia, l’incrudimento populista-sovranista portato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini nel Governo Conte, comprensibile rispetto alla passivita’ geopolitica dei precedenti governi di sinistra rispetto ai grandi problemi epocali, sta gia’ producendo gravi e diffusi episodi di intolleranza autoctona verso il diverso e pericolose risposte come l’ultima tentata strage di bambini da parte di un conducente di autobus italo-senegalese. E’ a favore di una razionalmente conveniente e socialmente pacifica integrazione o convivenza fra persone di buona volonta’ in Italia ed in Europa che alle prossime elezioni europee sosterremo forze che credono nelle buone pratiche democratiche e liberali, che non necessariamente significano buonismo.

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Perche’ il realismo e’ morto

Le arti stanno di nuovo combattendo una dura battaglia per il realismo. La realta’ non puo’ piu’ dirsi univoca a causa dei numerosi modi di produrre e disseminare false notizie, false storie, false biografie. Le arti rimangono una forma di verita’ che precede la realta’ e le conferisce forma ad un dato istante.

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Le tre foto sopra illustrano Piazza Vittorio Veneto a Torino, come prese da una elegantemente posizionata webcam pubblica , rispettivamente di notte, al tramonto e di giorno. La webcam consente agli osservatori di costruire il proprio infinito catalogo di un singolo soggetto dal divano di casa propria, come usando diverse tecniche e toni. La fotografia ha ucciso l’arte figurativa consentendo velocissima producibilita’ infinita. In aggiunta a cio’, oggi il medesimo catalogo puo’ essere trasmigrato ad ogni stile, gratuitamente ed online, tramite siti web del tipo di deepart.io , come ad esempio per l’ immagine di giorno presa sopra.

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Sono possibili combinazioni infinite, ma perché? Cosa segnalano, esattamente? Perché sono rilevanti? In verità, non c’è nulla di nuovo in queste, solo istanti di vita sprecati nell’esperienza cumulativa già conosciuta dell’umanità. Sono spazzatura. Sono atemporali, quindi morte. Il tempo ha bisogno di essere messo nuovamente in azione in modo che ad ogni finitezza venga dato il suo significato unico e proprio attraverso un singolo oggetto artistico, prodotto da quel singolo artista formato nel suo unico background socio-culturale e corpo dato. La vita è uno stato temporaneo, eccezionale prima della morte, non un insieme di oggetti morti. E’ per questo che riteniamo truffaldina l’arte generata da algoritmi di intelligenza artificiale, anche quando grazie a stunt pubblicitari arriva a vendersi per centinaia di migliaia di dollari come nel caso del ritratto qui sotto,  battuto a fine 2018 per 432mila dollari da Christie’s e stroncato dal quotidiano progressista britannico Guardian.

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Prima gli italiani hi-tech

Post a tono col primagliitaliani che va assai di moda oggi. Troviamo aberrante che i primi nemici dell’innovazione tecnologica italiana vengano da cinque fronti interni: 1) le numerose ditte di outsourcing nostrane che fanno incetta di giovani e meno giovani talenti per body rental spiccio retribuito a noccioline; 2) i guru e para-guru del capitale di rischio italiano che snobbano brillanti innovazioni italiane partorite in condizioni spesso disagiate per lanciarsi a peso morto su ogni bubbola dell’anglosfera, perche’ li’ c’e’ il mercato grosso; 3) i lobbyisti italiani del settore tecnologico, con grosso senso di superiorita’ anch’essi sempre pronti a cavalcare l’ultima moda che arriva da fuori Italia per abbindolare gli ora sciocchi e prima conniventi governanti di turno, allo scopo di assaltare la diligenza dei fondi pubblici; 4) le istituzioni accademiche ed assimilabili istituti r&d italiani, che producono buonissima quantita’ di proprieta’ intellettuale nelle tesi di laurea, dottorato e post-dottorato senza valorizzarla (file .pdf), spesso in buona fede ma molto piu’ spesso in malafede perche’ in conflitto di interessi; 5) i bravissimi dipendenti italiani di multinazionali estere, che a tutti gli effetti agiscono come collaborazionisti per uno stipendio dignitoso che campi le famiglie. Le cose si dicono spesso benino ma passare dalla teoria alla pratica, aggregando persone magari benintenzionate ma con interessi eterogenei e non dispensabili, e’ davvero complicato. La maniera piu’ facile e’ mettersi in comunicazione con quei pochi super dirigenti davvero aperti ad: un piano industriale coordinato da nord a sud; un salario minimo anche in forma di gabbia salariale se ponderata correttamente; trasparenza negli incarichi e negli appalti, magari a rotazione fra terne o cinquine di idonei invece che assegnati al massimo ribasso o ad affido diretto; meritocrazia temperata da politiche familiari supportive e fondate sul pubblico. Non sappiamo che tipo di coalizione verrebbe eletta su un programma del genere, ma invece de “il buonsenso degli italiani” o “abbiamo sconfitto la poverta’” si comincerebbe a riparlare di “interesse nazionale”, come da tempo tedeschi e francesi fanno molto meglio di noi lasciandoci sempre piu’ indietro a livello geopolitico nell’Unione Europea.

Droni killer autonomi

I media generalisti amano oggi cavalcare effetti emozionalmente drammatici come fossero voci para-letterarie di genere, tipo le riviste del barbiere, ma i piccoli droni killer del video qui sopra sono gia’ tecnicamente maturi e molto facili da manovrare. Ci stupisce che ancora non sia avvenuto un attentato dimostrativo, da qualche parte in una piccola o grande citta’ del mondo, magari opera di un soggetto isolato anche molto giovane ma gia’ assai pratico. Ciò significa che l’umanità deve prepararsi ad una vita sotto la minaccia di azioni mirate e bellicose sui civili, motivo per cui si sta attivando un associazionismo transnazionale per chiedere che i dispositivi autonomi da carneficina siano messi al bando. Detto questo, lo stato dell’arte è davvero spaventoso come nel video qui sopra, con sciami di piccoli droni killer capaci di riconoscere il proprio bersaglio umano per poi annientarlo? La risposta e’ si’ ma il peggio e’ ancora piu’ fosco. Infatti, se si tiene conto delle ricerche sugli algoritmi di apprendimento automatico perseguite ad esempio da OpenAI e Google DeepMind, quei piccoli droni sarebbero già in grado anche di selezionare da se’ in modo progressivo e con logica non umana chi sarà il loro prossimo obiettivo, senza piu’ aver bisogno di regole programmate dagli umani. Usi pacifici molto avanzati sono per esempio prodotti autonomamente per macchinine autoguidanti con pochi mezzi amatoriali, o studiati rigorosamente all’ ETH di Zurigo per auto-apprendimento delle facolta’ di orientamento, all’Universita’ della North Carolina per arti autonomi in ausilio a chi li ha perduti, all’Universita’ della Columbia per bracci robotici autonomamente capaci di auto-imparare a svolgere compiti tipici anche in presenza di impedimenti meccanici o handicap, semplicemente by-passandoli o comunque adeguandosi con successo alle ridotte facolta’ operative, fino ad imitare una sorta di auto-coscienza, come nel video qui sotto.

Mondialismo e Denaro

Seguire il denaro per capire dove sta andando il mondo non è mai stato così vero. Le lacune nelle normative fiscali a livello locale e l’internet banking globale consentono trasferimenti molto facili e veloci di enormi risorse finanziarie da un luogo sotto una giurisdizione ad un altro sotto un’altra giurisdizione. Un quadro dettagliato del recente movimento monetario a livello globale è fornito, tra gli altri, da studi come “The Wealth Report“, che tracciano i flussi di ricchezza in tutto il mondo. La definizione di denaro è però più sottile della sola valuta corrente. Un’infografica della fine del 2017 da The Money Project mostra che le valute, le attività e gli altri strumenti finanziari variano da $17 miliardi di dollari (il valore di tutti gli stock di argento fuori terra) fino a 1,2 quadrillioni di dollari (la stima di fascia alta per il valore di tutti i contratti derivati), questo in base a definizioni di denaro sempre più ampie che si possono considerare. Nonostante questa mondializzazione sia già al lavoro, il Global Asset Management deve ancora comprendere appieno la sua metamorfosi digitale: è chiaro che le strutture e le piattaforme commerciali non sono più locali ma gia’ globali, legate ad approcci finanziari estremi o alla politica neo-liberista. Ottimizzazione dei processi finanziari e redistribuzione della ricchezza saranno quindi in antitesi? L’internet banking agisce come un dato di fatto o meglio un invariante per il pianeta Terra in questo 2019, il che lo rende una tecnologia abilitante se l’obiettivo sociale finale è la mondializzazione, con un unico governo per l’intera umanità. E’ una tecnologia da controllare, invece, se le grandissime aziende e i magnati planetari sono autorizzati a condurre questi processi a puro scopo di lucro o per se stessi, indipendentemente dai bisogni e dalla volontà dei miliardi di persone comuni.