Posti di lavoro scoperti e reddito di cittadinanza

Siamo molto scettici rispetto alla fondatezza delle lagnanze di imprenditori piccoli e medi che ultimamente si espongono sui media nazionali asserendo di non riuscire a trovare manodopera per la loro attivita’. Crediamo infatti che si tratti di un modo per farsi pubblicita’ gratuita, da un lato cavalcando luoghi comuni su fannulloni divanisti e dall’altro svilendo ulteriormente la figura del lavoratore, oramai risorsa consumabile usa e getta via dumping contrattuale. In dinamiche sane, chi ha bisogno urgente di personale paga quel che serve, colma le necessita’ e va avanti speditamente; chi non ha bisogno, invece, cincischia lucrando su agevolazioni o sgravi ed approfittando dello stato di bisogno dei disoccupati. Detto questo, l’economia di mercato sta cambiando drasticamente ed il bisogno di manodopera diminuira’ a causa dell’automazione, cosicche’ rapporti stabili a tempo indeterminato non saranno forse sostenibili da chi vive la ciclicita’ della domanda e la competizione sui mercati a scala globale. Tuttavia, la continua erosione dei diritti dei lavoratori in Occidente e’ inquietante, motivo per cui le sinistre avrebbero abbondante spazio politico per tornare a rappresentare etica civile ed istanze concrete di subordinati, precari e disoccupati, difendendo gli sfruttati dagli sfruttatori anche quando gli uni e gli altri sono popolo, nel discorso alternativo all’1% delle elite. Il ministro Di Maio annuncia proprio oggi l’avvio del sito web ufficiale per la gestione del reddito di cittadinanza ed andiamo controtendenza: se questo provvedimento riuscisse ad incrociare in modo trasparente domanda ed offerta, sciogliendo le distorsioni del mancato incontro di tanti posti scoperti al Nord ma non realmente aperti a candidati del Centro o del Sud, potrebbe innestarsi un circolo virtuoso. Per i furbetti padronali in cerca di facile pubblicita’ auspichiamo invece accertamenti fiscali e societari per colpirli dove fa piu’ male, ossia sui soldi.

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Analisi costi-benefici

Il Ministro per le Infrastrutture ed i Trasporti Danilo Toninelli vede caratterizzati i sei mesi della sua esperienza governativa da parte dei media come quelli di un incompetente, ma risponde che e’ meglio fare gaffe che intascare mazzette. Ama tuttavia commissionare analisi costi-benefici per avere indicazioni razionali su come legiferare rispetto a grandi opere gia’ appaltate dai governi precedenti, che il suo MoVimento Cinque Stelle vorrebbe fermare. Ci pare un approccio meritorio, a patto di capire l’obiettivo con cui vengono stilate. Infatti, un conto e’ analizzare un mero investimento finanziario, altro conto e’ analizzare un atto politico-finanziario comunque inserito in una visione mediata e transnazionale, col partner interno Lega espressamente favorevole alle medesime grandi opere immediato contraltare. In particolare, e’ tornato di attualita’ il nodo TAV italo-francese, ossia la ferrovia veloce fra Torino e Lione, parte di un nuovo nodo europeo che da Lisbona porterebbe a Kiev. A questo riguardo, l’analisi costi-benefici commissionata dal ministro esprimerebbe parere pregiudizialmente negativo. Sarebbe infatti una grande opera ancora solo sulla carta e probabilmente gia’ superata dallo stato dell’arte tecnico, ma con grossi finanziamenti gia’ stanziati che sarebbero perduti in caso di non realizzazione, oltre a penali per rescindere accordi gia’ siglati. La domanda che interessa tutti e’: come se ne esce? Noi siamo equidistanti tra favorevoli e contrari, non abbiamo infatti una risposta scientisticamente soddisfacente. La pretesa del tecnico competente abilitato a parlare rispetto all’onesto incompetente che deve solo ascoltare, oggi divenuta identita’ negativa, non aiuta infatti a capire perche’ tanti competenti sbaglino puntualmente le previsioni sul futuro esattamente come gli incompetenti. Forse il settarismo e la malafede bilanciano verso il basso la competenza, cosi’ come l’onesta’ bilancerebbe verso l’alto l’incompetenza, facendo pari e patta nei fallimenti predittivi? Non ci sentiamo di escluderlo e quindi ci tacciamo: che se la sbrighino gli eletti, i politici, il governo.