L’uomo cambia davvero il clima?

Abbiamo ricevuto una cortese richiesta sul cambiamento climatico, cosa cioè significhi davvero e quali conseguenze potrebbe avere nel breve e medio termine. Ci è parso un ottimo spunto sul quale provare ad analizzare i dati ragionando in ottica predittiva. La prima questione è: l’uomo cambia davvero il clima? La risposta è che, al di là di effetti ciclici ed interplanetari non ancora del tutto compresi, la notevole deforestazione recente e le notevolissime immissioni in atmosfera dei composti chimici responsabili dell’effetto serra iniziate con la Rivoluzione Industriale oltre due secoli fa ed intensificatesi drammaticamente negli ultimi cinquant’anni fino ai picchi oderni in Occidente, Cina ed India, hanno modificato in un lasso di tempo relativamente molto breve equilibri naturali che sussistevano da migliaia di anni. Dunque, sì, l’uomo sta effettivamente modificando il clima terrestre. La seconda questione è: se non si mette un argine alle emissioni antropiche, cosa potrebbe accadere nei prossimi cinquant’anni? Il riscaldamento globale viene stimato fra 1.5 e 2 gradi Celsius entro la metà del secolo, con accentuazione di eventi meteorologici estremi, diminuzione del ghiaccio artico ed innalzamento del livello dei mari che si ripercuoterebbero sulla vita di molti milioni di persone, incoraggiando disordini sociali e nuove ondate migratorie. La terza questione è: come provare a rimediare fattivamente? L’ONU suggerisce risparmio energetico ed uso di fonti rinnovabili, riforestazione, sostenibilità ambientale dei sistemi industriali. Ci permettiamo di osservare che un uso più intenso della fonte nucleare (stimata nel 2016 al 14% del consumo energetico primario europeo), a bassissimo o nullo impatto climatico rispetto alle fonti fossili come il carbone, darebbe un ottimo contributo. Dunque, si rimedia anche con più nucleare e meno carbone.

Annunci

Il poetico invece della poesia

L’invariante umano e’ la mitopoiesi, che si declina e si trasmette di volta in volta e ad ogni latitudine nel poetico locale attraverso svariati mezzi; non lo e’ invece la lingua, che e’ un fenomeno etno-culturale che nasce localmente e finisce circoscritto in un tempo dato. E’ il motivo per cui il literary e la poesia si stanno inevitabilmente estinguendo mentre tornano strutture, pastiche e combinatorismi, col paradosso che questi ultimi, in forma di parola scritta, non interessano comunque al vasto, potenziale pubblico che ritrova il medesimo poetico in altre forme piu’ avvolgenti, dirette ed appaganti. Il trionfo del mid-cult e del pop fino al trash, quindi? No, lo spaccio iconico primigenio, che prescinde dalla forma immanente.

*

Sconforta che il dibattito letterario-sociale su #corriere, #repubblica, #rai3 o #la7 sia condotto da autori che di letterario hanno poco tipo #carofiglio, #saviano, #cucciari, #murgia, #giordano, #fazio ecc. Dare piu’ spazio ad iperletterarizzati come #moresco, #siti o #arminio?

*

A proposito degli italiani iperqualificati espatriati, che non sono ne’ esiliati politici ne’ migranti per fame o paura, mi pare che il

come potrebbero raccogliersi i vantaggi di chi gode di una visuale duplice, a cavallo tra le due culture? (A.I. su Le Parole e Le Cose 2)

dipenda molto da cosa si intende per vantaggi: se lo sono il firmare petizioni per Battisti credendolo innocente perseguitato da uno Stato carogna o fare gli anti-nuclearisti da nazioni che si approvvigionano fra il 30% ed il 70% di nucleare, forse la visuale duplice e’ in effetti un inforcare gli occhiali al contrario?

Diciamo che l’expat italico di questo inizio nuovo secolo vive probabilmente una forzata ma non forzosa sospensione identitaria che ne fa spesso un ottimo letterato o professionista o ecc. ecc. ma altrettanto spesso un poco lucido attivista.

*

Starei attento al reducismo, con i giovanissimi. Dai miei coetanei che si sentivano investiti di una causa superiore parlando fra loro cento o duecento di pianti & rimpianti, mentre intanto perdevano ogni validazione sociale nel mondo reale, andrebbero tenuti alla larga anche se le alternative pratiche sono superscemotti social o musicali. Meglio quelli che noi, comunque.

*

Le Parole e Le Cose versione 1 ha in effetti ricollocato la competenza specialistica in cima, a mo’ di classe col professore dietro la cattedra ed i banchetti in fila zitti ad ascoltare, travasando in rete parte della cultura scritta negli anni Dieci per la carta e da li’ espulsa, devitalizzando di conseguenza la partecipazione della classe fino ad estinguerla. Ha in sostanza subito il mezzo piu’ che cavalcarlo come fece Nazione Indiana, motivo per cui la vivacita’ si e’ trasferita sui social, anche per narcisismo ma essenzialmente come playground. La pretesa fondativa del tecnico competente abilitato a parlare rispetto all’onesto incompetente che deve solo ascoltare, oggi divenuta identita’ politica e sociale di massa, non ha aiutato ad indagare perche’ tanti competenti, seppur meglio equipaggiati degli incompetenti, sbaglino puntualmente le previsioni sul futuro esattamente come questi ultimi. Probabilmente il settarismo e la malafede bilanciano verso il basso la competenza, cosi’ come l’onesta’ bilancia verso l’alto l’incompetenza, facendo pari e patta nei fallimenti predittivi? Anche dal punto di vista teorico, il contributo vitalistico e’ stato qui marginale, anzi anti-vitalistico proprio nella visione di Mazzoni e repressivo in quella di Simonetti. Nazione Indiana si chiuse sostanzialmente con la farsa a tavolino del New Italian Epic ed il miglior contributo teorico-letterario internettiano degli ultimi tempi arrivi dalla Nuova Ontologia Estetica di Giorgio Linguaglossa & sodali su L’Ombra delle Parole, un blog di vecchi che ha progressivamente affinato e reso presentabile la frustrazione mentre qui infuriavano Erinni e si proponevano come novita’ epigoni trentenni e quarantenni di epigoni cinquantenni e sessantenni, tutti ancora fermi al 1975 ed immersi nel rimpianto nostalgico. Siete stati pompieri ma la biblioteca in fiamme era forse vuota, i libri erano stati trafugati e portati altrove mentre qui si discuteva cenere?

No a suprematismi e fondamentalismi

Troviamo infondata ogni ideologia suprematista, a partire da quella bianca che ha dato forma all’ultima strage di musulmani in moschea a Christchurch in Nuova Zelanda. Troviamo altrettanto privo di senso il fondamentalismo religioso islamico, che ha dato forma negli anni recenti a vari movimenti jihadisti molto violenti ed efferati verso i cosiddetti infedeli. Riteniamo peraltro che la secolare aggressivita’ colonialista dell’Occidente europeo in Medio Oriente, in Sud America, in Africa ed ultimamente quella americana ancora in Medio Oriente, abbia senza dubbio originato una reazione. Desidereremmo che questo continuo escalare si fermi e che le persone di buona volonta’ che abitano l’Europa nel 2019 prevalgano col dialogo, trovando punti d’incontro ed edificando ponti di pacifica convivenza multiculturale, multietnica e multireligiosa. Nella pratica corrente, tuttavia, il multiculturalismo si e’ rivelato fallimentare soprattutto in Regno Unito. Altrettanto problematica e’ la situazione in Francia, potenzialmente esplosiva nonostante le belle storie sportive culminate nella vittoria alla Coppa del Mondo di calcio nel 2018 battendo in finale la ben piu’ nazionalista Croazia. Infine in Italia, l’incrudimento populista-sovranista portato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini nel Governo Conte, comprensibile rispetto alla passivita’ geopolitica dei precedenti governi di sinistra rispetto ai grandi problemi epocali, sta gia’ producendo gravi e diffusi episodi di intolleranza autoctona verso il diverso e pericolose risposte come l’ultima tentata strage di bambini da parte di un conducente di autobus italo-senegalese. E’ a favore di una razionalmente conveniente e socialmente pacifica integrazione o convivenza fra persone di buona volonta’ in Italia ed in Europa che alle prossime elezioni europee sosterremo forze che credono nelle buone pratiche democratiche e liberali, che non necessariamente significano buonismo.

Perche’ il realismo e’ morto

Le arti stanno di nuovo combattendo una dura battaglia per il realismo. La realta’ non puo’ piu’ dirsi univoca a causa dei numerosi modi di produrre e disseminare false notizie, false storie, false biografie. Le arti rimangono una forma di verita’ che precede la realta’ e le conferisce forma ad un dato istante.

7D3D6BE5-D91C-44F1-BA98-CBCED6410A4E71946310-8907-457F-ADE6-3E6BFB9A9B9D93FD8325-4728-4E42-BE3B-B51E3C06FFB5

Le tre foto sopra illustrano Piazza Vittorio Veneto a Torino, come prese da una elegantemente posizionata webcam pubblica , rispettivamente di notte, al tramonto e di giorno. La webcam consente agli osservatori di costruire il proprio infinito catalogo di un singolo soggetto dal divano di casa propria, come usando diverse tecniche e toni. La fotografia ha ucciso l’arte figurativa consentendo velocissima producibilita’ infinita. In aggiunta a cio’, oggi il medesimo catalogo puo’ essere trasmigrato ad ogni stile, gratuitamente ed online, tramite siti web del tipo di deepart.io , come ad esempio per l’ immagine di giorno presa sopra.

29496D14-EB9A-4988-A2DB-268AD302628E

7F6C7AF1-3373-4E8E-82C7-6B62CB2BA4D4

366733AD-6477-48CD-AE62-D3A63C645A86

Sono possibili combinazioni infinite, ma perché? Cosa segnalano, esattamente? Perché sono rilevanti? In verità, non c’è nulla di nuovo in queste, solo istanti di vita sprecati nell’esperienza cumulativa già conosciuta dell’umanità. Sono spazzatura. Sono atemporali, quindi morte. Il tempo ha bisogno di essere messo nuovamente in azione in modo che ad ogni finitezza venga dato il suo significato unico e proprio attraverso un singolo oggetto artistico, prodotto da quel singolo artista formato nel suo unico background socio-culturale e corpo dato. La vita è uno stato temporaneo, eccezionale prima della morte, non un insieme di oggetti morti. E’ per questo che riteniamo truffaldina l’arte generata da algoritmi di intelligenza artificiale, anche quando grazie a stunt pubblicitari arriva a vendersi per centinaia di migliaia di dollari come nel caso del ritratto qui sotto,  battuto a fine 2018 per 432mila dollari da Christie’s e stroncato dal quotidiano progressista britannico Guardian.

61F6BFB7-702F-4170-BC5A-9D2D0DC9FBC7

 

Prima gli italiani hi-tech

Post a tono col primagliitaliani che va assai di moda oggi. Troviamo aberrante che i primi nemici dell’innovazione tecnologica italiana vengano da cinque fronti interni: 1) le numerose ditte di outsourcing nostrane che fanno incetta di giovani e meno giovani talenti per body rental spiccio retribuito a noccioline; 2) i guru e para-guru del capitale di rischio italiano che snobbano brillanti innovazioni italiane partorite in condizioni spesso disagiate per lanciarsi a peso morto su ogni bubbola dell’anglosfera, perche’ li’ c’e’ il mercato grosso; 3) i lobbyisti italiani del settore tecnologico, con grosso senso di superiorita’ anch’essi sempre pronti a cavalcare l’ultima moda che arriva da fuori Italia per abbindolare gli ora sciocchi e prima conniventi governanti di turno, allo scopo di assaltare la diligenza dei fondi pubblici; 4) le istituzioni accademiche ed assimilabili istituti r&d italiani, che producono buonissima quantita’ di proprieta’ intellettuale nelle tesi di laurea, dottorato e post-dottorato senza valorizzarla (file .pdf), spesso in buona fede ma molto piu’ spesso in malafede perche’ in conflitto di interessi; 5) i bravissimi dipendenti italiani di multinazionali estere, che a tutti gli effetti agiscono come collaborazionisti per uno stipendio dignitoso che campi le famiglie. Le cose si dicono spesso benino ma passare dalla teoria alla pratica, aggregando persone magari benintenzionate ma con interessi eterogenei e non dispensabili, e’ davvero complicato. La maniera piu’ facile e’ mettersi in comunicazione con quei pochi super dirigenti davvero aperti ad: un piano industriale coordinato da nord a sud; un salario minimo anche in forma di gabbia salariale se ponderata correttamente; trasparenza negli incarichi e negli appalti, magari a rotazione fra terne o cinquine di idonei invece che assegnati al massimo ribasso o ad affido diretto; meritocrazia temperata da politiche familiari supportive e fondate sul pubblico. Non sappiamo che tipo di coalizione verrebbe eletta su un programma del genere, ma invece de “il buonsenso degli italiani” o “abbiamo sconfitto la poverta’” si comincerebbe a riparlare di “interesse nazionale”, come da tempo tedeschi e francesi fanno molto meglio di noi lasciandoci sempre piu’ indietro a livello geopolitico nell’Unione Europea.