Mondialismo ed Arti

Sono soprattutto i francesi a preoccuparsi ancora dell’arte e della filosofia nell’Europa occidentale, ma la lingua francese sta perdendo influenza contro l’anglosfera, così il pragmatismo e la filosofia analitica stanno battendo le scienze sociali e la filosofia continentale. Detto questo, il pianeta Terra è più grande della Francia e della anglosfera. Nonostante i localismi siano di nuovo in ascesa, spesso insieme a populismo e democrazie diminuite, la strada per un singolo governo sovranazionale per l’umanità è gia’ tracciata. In parole povere, il mondialismo non può essere cancellato e la mondializzazione non può essere evitata. Economia, tecnologia e geopolitica operano già attraverso intrecci transnazionali sotto il predatorio intento neoliberista della globalizzazione, con la ricchezza che viene sifonata dalle comunità locali e rediretta nei paradisi fiscali, bloccandola a beneficio dei pochi contro i bisogni dei molti. D’altro canto e qui sta la sorpresa, lo stesso vale per l’arte dei molti contro i pochi, come vettore per l’unificazione del dibattito. L’arte non si misura con il denaro, in prima istanza, ma con la cultura e la rappresentazione locale, entrambe non direttamente confezionabili per essere vendute ovunque come iPhone buoni per ogni latitudine. Ancora una volta, gli accademici e gli operatori francesi aprono la strada. Stanno discutendo sul modo in cui le diverse forme funzionano localmente come indicatori culturali (ad esempio, ballando da qualche parte, dipingendo altrove, scrivendo in altri luoghi ancora, ecc.) ed insieme come indicatori globali. I recenti seminari “Les hommes au miroir des choses: objets techniques et identités dans la mondialisation. Arts et sciences sociales en dialogue” del L’Ecole des Hautes Etudes and Sciences Sociales sono una buona introduzione. Per quanto riguarda l’anglosfera, un contributo davvero interessante è arrivato dieci anni fa da un libro accademico intitolato “Meter in Poetry: A new Theory” , che indagava sugli invarianti della poesia ipotizzando che il metro sia innato nel cervello umano indipendentemente dalle lingue e dagli accenti che implementano e plasmano la poesia a livello locale. Le arti sono a tutti gli effetti un pilastro del mondialismo ed in quanto tale un riferimento molto importante da seguire anche su questo sito.

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