SiamoEuropei.it parli al Centro

L’ex ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda sta cercando di ritagliarsi uno spazio politico in seno al Partito Democratico, al quale si e’ sorprendentemente iscritto un anno fa, partendo da posizioni centriste. E’ questa una contraddizione in termini rispetto alla sinistra storica, gia’ adoperata strumentalmente a fini di scalata ostile dall’ex premier di governo ed ex segretario del partito Matteo Renzi. La debolezza delle sinistre a livello globale, schiacciate su tre fronti dal capitalismo finanziario globalista, dalla verticizzazione delle democrazie occidentali e dalla violenta crisi economica mondiale del 2007, ha infatti lasciato campo libero ad accumulazioni veloci di consenso da parte di soggetti ad esse politicamente estranei e tuttavia infiltrati, in Italia favoriti dallo scollamento del vecchio gruppo dirigente rispetto ai nuovi problemi concreti della base elettorale. In questo senso, Calenda sente di operare in uno spazio di sinistra che vorrebbe ribattezzare addirittura in fronte repubblicano , superandone simboli e narrative. Come l’ex segretario Bersani, noi siamo invece convinti che il Partito Democratico debba riconnotarsi decisamente a sinistra, idealmente con Landini segretario e Cacciari presidente, restituendo quantomeno identita’ di bandiera a mo’ di sindacato arrabbiato. Tornando a Calenda, ci interessa qui il manifesto-contenitore siamoeuropei.it per le elezioni europee del prossimo Maggio. Premettiamo che tale manifesto ci pare del tutto ragionevole e razionale, addirittura condivisibile dal nostro particolare punto di vista, ma forse non di sinistra? Di quella sinistra proletaria, impiegatizia, culturale e solidale che chiedeva lotta di classe, emasculata al nord dalla sovranista Lega ed a sud dal populista MoVimento Cinque Stelle sotto la comune narrazione del popolo contro elite ? Lo spazio grosso da recuperare ci parrebbe essere quello. La nuova proposta aggregativa di Calenda sembra invece declinata verso l’unificazione dell’affollata, cespugliosa e trasformista palude centrista oggi nota come RenzuSconi , di cui ci sarebbe gran bisogno per superarla costruttivamente. Temiamo insomma che, senza una rivalutazione schietta delle proprie ascendenze politiche, di una ricalibrazione effettiva dello spazio destinatario del messaggio (il Centro, non la Sinistra) e conseguentemente dei modi comunicativi, il pur meritorio SiamoEuropei non guadagnera’ il consenso necessario ad incidere, come non lo guadagno’ nel 2018 il listino +Europa di Emma Bonino pur venendo da una storia politica gia’ connotata.

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Analisi costi-benefici

Il Ministro per le Infrastrutture ed i Trasporti Danilo Toninelli vede caratterizzati i sei mesi della sua esperienza governativa da parte dei media come quelli di un incompetente, ma risponde che e’ meglio fare gaffe che intascare mazzette. Ama tuttavia commissionare analisi costi-benefici per avere indicazioni razionali su come legiferare rispetto a grandi opere gia’ appaltate dai governi precedenti, che il suo MoVimento Cinque Stelle vorrebbe fermare. Ci pare un approccio meritorio, a patto di capire l’obiettivo con cui vengono stilate. Infatti, un conto e’ analizzare un mero investimento finanziario, altro conto e’ analizzare un atto politico-finanziario comunque inserito in una visione mediata e transnazionale, col partner interno Lega espressamente favorevole alle medesime grandi opere immediato contraltare. In particolare, e’ tornato di attualita’ il nodo TAV italo-francese, ossia la ferrovia veloce fra Torino e Lione, parte di un nuovo nodo europeo che da Lisbona porterebbe a Kiev. A questo riguardo, l’analisi costi-benefici commissionata dal ministro esprimerebbe parere pregiudizialmente negativo. Sarebbe infatti una grande opera ancora solo sulla carta e probabilmente gia’ superata dallo stato dell’arte tecnico, ma con grossi finanziamenti gia’ stanziati che sarebbero perduti in caso di non realizzazione, oltre a penali per rescindere accordi gia’ siglati. La domanda che interessa tutti e’: come se ne esce? Noi siamo equidistanti tra favorevoli e contrari, non abbiamo infatti una risposta scientisticamente soddisfacente. La pretesa del tecnico competente abilitato a parlare rispetto all’onesto incompetente che deve solo ascoltare, oggi divenuta identita’ negativa, non aiuta infatti a capire perche’ tanti competenti sbaglino puntualmente le previsioni sul futuro esattamente come gli incompetenti. Forse il settarismo e la malafede bilanciano verso il basso la competenza, cosi’ come l’onesta’ bilancerebbe verso l’alto l’incompetenza, facendo pari e patta nei fallimenti predittivi? Non ci sentiamo di escluderlo e quindi ci tacciamo: che se la sbrighino gli eletti, i politici, il governo.

Le elite nel 2019?

Le ultimissime evoluzioni geopolitiche nel mondo occidentale (Stati Uniti, Europa) hanno preso a bersaglio e messo in crisi il supposto ruolo guida delle cosiddette elite. Riteniamo la democrazia liberale il meno peggio dei sistemi politici e se una larga fetta di cittadini si rivolta contro le elite, queste hanno sicuramente delle colpe. Quali? Aver abdicato al ruolo di guida illuminata, che non solo mangia e fa mangiare ma che anche persegue una visione comunitaria, di bene comune che trascende il singolo gruppo sociale. Invece, queste elite contemporanee non hanno visione, mangiano tutto e non lasciano neppure le briciole. Senza le elite, tuttavia, non c’e’ rappresentanza e questo testimoniano le crisi sociali, politicamente violente, in Regno Unito con la Brexit ed in Francia con i gilet gialli. In Italia, il discorso si sta articolando in modo diverso, col rigetto di ogni sofisticazione. Meglio incompetenti ma onesti che competenti e corrotti, si sente dire. La competenza, il saper fare incardinato in una progettualita’ redistributiva, non puo’ a nostro avviso trasformarsi in disvalore, anche se va chiarito che il passato non costituisce base di previsione affidabile per il futuro, ossia gli accadimenti passati sono un riferimento ma non un oracolo. Il punto importante e’ esattamente questo: gia’ troppe volte in passato, i competenti hanno formulato previsioni socio-economiche di mirabolanti benefici per il popolo poi rivelatesi infondate. Hanno quindi perso progressivamente rispetto ed oggi anche la delega per demeriti propri, come tecnici laureati e titolati prima ancora che disonesti. La disonesta’ ha solo imbizzarrito del tutto un cavallo (il popolo che tira il carretto proprio, con le elite a cavalcioni) gia’ refrattario. Che toccherebbe fare, quindi, alle maltrattate e malfamate elite in questo neonato 2019? Almeno, recuperare il senso della propria misura e tornare a fare molto meglio il proprio mestiere. Dopo di che, tornare a farlo in modo onesto, anche copiando alcuni modi populisti (tipo il Contratto di Governo, concordato a priori a fare da guida stretta), cosi’ da rendersi affidabile per il futuro, sperando di non trovare macerie.