Per un’Europa federale?

L’Unione Europea e’ il piu’ importante progetto di unificazione transnazionale a freddo, cioe’ pacifica, degli ultimi due secoli. Non se ne ricorda uno simile dalla faticosa e tuttavia sanguinosa creazione degli Stati Uniti d’America. Non e’ quindi un’impresa elementare o scontata ed i continui problemi di governance vengono posti in una prospettiva meno conflittuale quando inquadrati nell’obiettivo di pace, stabilita’ ed equilibrio perseguiti dai Paesi fondatori subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Si puo’ tuttavia opinare e quindi discutere dei modi, perche’ le esigenze dei popoli cambiano e nuove sfide si parano davanti, bisognose di strumenti adeguati sia per comprenderle che per affrontarle. In questo senso, a seguito della crisi economica del 2008, delle successive politiche di austerita’ continentali, dello squilibrio germano-centrico dell’euro e dei notevoli sommovimenti in Regno Unito, Italia ed ora anche Francia, e’ tornato di attualita’ il dibattito sul tipo di integrazione piu’ opportuno, se procedere cioè verso un unico soggetto politico e militare oltre che economico, o piuttosto verso invece un’Europa federale sul modello degli Stati Uniti d’America. E’ possibile che l’impostazione attuale sia gia’ andata troppo avanti per consentire una diversa riedificazione del progetto complessivo, ma le schermaglie sulla sovranita’ nazionale con l’Italia populista-sovranista e col Regno Unito infine avviato verso una Brexit forse senza accordo, ancora rispettivamente la quarta e la seconda potenza economica dell’Unione ed assieme quasi un quarto della popolazione, segnalano un sostanziale fallimento dei modi franco-tedeschi prevalenti, col sempre concreto rischio che l’Unione faticosamente edificata e tenuta insieme si sfaldi.

 

 

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