Il debito pubblico italiano

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E’ difficile parlare obiettivamente del debito pubblico italiano se non se ne conoscono la genesi e la progressione storica. Il Sole 24 Ore ha recentemente riassunto un ponderato studio che fa proprio quello. Si veda in figura come negli ultimi 150 anni, ossia dall’unita’ d’Italia, i saliscendi ed i periodi di crisi non siano mancati, e tuttavia sono sempre in qualche modo rientrati. L’articolo chiude sottolineando la difficolta’ attuale e ormai trentennale a rientrare anche questa volta in limiti sostenibili che, aggiungiamo noi associandoci alle voci razionali che gia’ intervengono sui media nazionali, potrebbe portare all’insolvenza e quindi ad uno scenario greco di ristrutturazione del debito a fronte di una letale ed umiliante spoliazione paracoloniale imposta dalla troika. L’azione anti-europeista del presente Governo a guida Cinque Stelle e Lega mirerebbe a respingere quella colonizzazione, anche a costo di uscire dall’Unione Europea e rimproverando ai recenti governi una passivita’ supina ed esagerata, senza orgoglio nazionale. Tuttavia il debito rimane alto e la manovra ottimisticamente espansiva che sta per essere varata potrebbe dare la spallata finale alla credibilita’ dell’Italia sui mercati esteri, che detengono oltre un terzo del debito pubblico italiano corrente. E’ noto come il governo Monti a fine 2011 abbia riequilibrato il forte deficit tendenziale del rapporto debito / PIL causato dalla terribile crisi recessiva del 2007 congelando sostanzialmente la domanda interna, cioe’ tagliando la spesa ed introducendo austerita’. Oggi, tuttavia, i fondamentali economici e produttivi italiani sono assai migliori e la crisi sarebbe in gran parte politica, col populismo sovranista che ha gia’ vinto in Italia e minaccia di espandersi all’Europa con le elezioni del 2019, rovesciando l’ordine franco-tedesco.

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