Un metodo utilitarista

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Le tesi di dottorato tecnico-scientifiche sono generalmente costituite da: una analisi della letteratura che porti a descrivere un problema aperto; una ipotesi di ricerca che punti sull’originalità accademica; la descrizione dei metodi che verranno seguiti; sufficienti dettagli dei propri esperimenti e risultati; una discussione comparativa dei risultati rispetto all’ipotesi di ricerca e alla letteratura esistente; le conclusioni con consigli per il lavoro futuro; e, infine, una lista di riferimenti bibliografici. Di per sé, questo è un modello abbastanza organizzato e basato sul metodo scientifico, già una preziosa competenza generale di pianificazione che può tornare utile in qualsiasi ambiente tecnico. Detto questo, un punto più interessante riguarda il potenziale commerciale del contenuto effettivo delle tesi di dottorato e, per estensione, di qualunque tesi di discorso similarmente organizzata. È possibile dedurre un business plan da qualsiasi tesi comunque sviluppata? E’ possibile trattare la teoria e la prassi politica in senso strettamente mercantile? Il riferimento principale è il modello di business di Osterwald et al., 2010, “una gestione strategica molto diffusa e un piano di avvio snello per lo sviluppo di nuovi modelli o la documentazione di modelli di business esistenti” (fonte: Wikipedia – Business Model Canvas). Sono apparsi modelli su misura per nicchie specifiche e daremo un’occhiata nei prossimi post, con casi di studio relativi all’ingegneria sociale italiana.

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