Sovranismo autoritario

 

L’analisi dei comportamenti e degli atti politici recenti di Matteo Salvini, leader della Lega divenuto vicepremier e Ministro dell’Interno, non fa al momento presupporre una deriva non democratica sua, del suo partito o dell’Italia. Certamente, i toni di chiusura isolazionista, di discriminazione rispetto ad alcune fasce di popolazione ai margini e gli argomenti sovranisti lo accomunano a leader di democrazie autoritarie (Orban, Putin) o poco interessate alla cooperazione internazionale (Trump), con l’Unione Europea a fare da costante bersaglio esterno (i tecnocrati non eletti dal popolo, l’ipocrita Macron che predica bene e razzola male). La visione di fondo geopolitica, favorevole alle Nazioni invece che alle Unioni, e’ piu’ vicina agli interessi della Russia che a quelli della tradizionale Alleanza Atlantica, peraltro indebolita dalla Brexit e dall’ostilita’ manifesta di Trump. Andrebbero informati chiaramente i cittadini di tale cambiamento di alleanze, verso l’Est Europa finlandizzato dalla Russia invece dell’Europa Occidentale a guida franco-tedesca. Alla fine del 2018, peraltro, l’isolazionismo nazionale prima ancora che nazionalista e’ una politica che puo’ essere implementata solo col controllo ferreo delle infrastrutture, dei media e soprattutto di internet, avvicinando l’Italia alla Corea del Nord o al Sud America più che alla Svizzera o al Giappone. Salvini pare voler rispondere in modo strategicamente poco ortodosso ad effetti dell’Occidente liberale che hanno investito negativamente il popolo italiano: globalizzazione, automazione, unione dei mercati ed economie di scala, drenaggio finanziario delle risorse locali verso paradisi fiscali.

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