L’incompetenza e’ dannosa

Non siamo pregiudizialmente contro gli incompetenti al potere nei luoghi dove si prendono decisioni per la collettivita’. Ci sono infatti momenti storici nei quali l’onesta’ e la vicinanza al popolo appaiono piu’ importanti del saper fare e scrivere le leggi, mestiere che lentamente infine si dovrebbe imparare. Il punto e’ che l’incompetenza non e’ di per se’ un valore, come rivendicato da numerosi esponenti della maggioranza, anzi, diviene velocemente un ostacolo se non si poggia almeno ad una chiarezza di intenti. Con questo governo a due teste che tuttavia vive di annunci mediatici, dichiarazioni contrastanti e risentimenti programmatici, l’incompetenza reca un danno preventivo alla collettivita’ che essa stessa vorrebbe difendere, lo reca prima ancora dei tatticismi e delle strategie dell’una e dell’altra parte in carica. Recupera allora valore sia pratico che morale il vituperato Contratto, unica bussola pubblicamente data per capire la linea. Recupera valore principalmente come patto sottoscritto con i cittadini, ha ripetuto in serata dalla tv il Ministro per la Giustizia, Alfonso Bonafede. Come dire che la quotidianita’ e’ pesante e la macchina e’ complessa, non c’e’ tregua, ma tutti possono sapere dove si vuole andare a parare: basta leggere il Contratto. In questo senso, la vera opposizione pare effettivamente costituita dalla classe giornalistica nazionale ostile a questa maggioranza, che ne mistificherebbe annunci e comportamenti per renderla invisa al popolo. Tuttavia, il legame di populisti e sovranisti col popolo e’ piu’ stretto di quello dei giornalisti, percepiti oggi come un potere minore ma vitale, legato pero’ a dinamiche vecchie ed idee bocciate in cabina elettorale. I giornaloni non possono sostituirsi all’opposizione che dovrebbe riorganizzarsi in Parlamento e nelle strade.

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Sovranismo autoritario

 

L’analisi dei comportamenti e degli atti politici recenti di Matteo Salvini, leader della Lega divenuto vicepremier e Ministro dell’Interno, non fa al momento presupporre una deriva non democratica sua, del suo partito o dell’Italia. Certamente, i toni di chiusura isolazionista, di discriminazione rispetto ad alcune fasce di popolazione ai margini e gli argomenti sovranisti lo accomunano a leader di democrazie autoritarie (Orban, Putin) o poco interessate alla cooperazione internazionale (Trump), con l’Unione Europea a fare da costante bersaglio esterno (i tecnocrati non eletti dal popolo, l’ipocrita Macron che predica bene e razzola male). La visione di fondo geopolitica, favorevole alle Nazioni invece che alle Unioni, e’ piu’ vicina agli interessi della Russia che a quelli della tradizionale Alleanza Atlantica, peraltro indebolita dalla Brexit e dall’ostilita’ manifesta di Trump. Andrebbero informati chiaramente i cittadini di tale cambiamento di alleanze, verso l’Est Europa finlandizzato dalla Russia invece dell’Europa Occidentale a guida franco-tedesca. Alla fine del 2018, peraltro, l’isolazionismo nazionale prima ancora che nazionalista e’ una politica che puo’ essere implementata solo col controllo ferreo delle infrastrutture, dei media e soprattutto di internet, avvicinando l’Italia alla Corea del Nord o al Sud America più che alla Svizzera o al Giappone. Salvini pare voler rispondere in modo strategicamente poco ortodosso ad effetti dell’Occidente liberale che hanno investito negativamente il popolo italiano: globalizzazione, automazione, unione dei mercati ed economie di scala, drenaggio finanziario delle risorse locali verso paradisi fiscali.