Conclusione di Scientisti.it

Ci sono due spazi elettorali da riempire ai lati del Partito Democratico di oggi, uno a sinistra rappresentato da Landini in difesa delle condizioni materiali dei lavoratori, l’altro al centro da Calenda che vorrebbe facilitare la creazione di più lavoro. Riusciranno a convivere? Calenda non sarà Einstein o Che Guevara, ma pare un alieno nel discorso politico contemporaneo in Italia semplicemente esprimendo serietà, pacatezza e competenza… virtù ormai perdute anche all’intellighenzia nazionale che vive di cabaret e slogan in servizio permanente. Peraltro, non sono solo gli analfabeti funzionali o i creduloni a votare gli incompetenti del MoVimento Cinque Stelle di Di Maio (molti vorrebbero solo maggiore moralità), né sono solo i sovranisti o i fascisti a votare gli affaristi della Lega di Salvini (molti vorrebbero solo meno burocrazia). In questo osservatorio telematico Scientisti.it sono stati nove mesi interessanti ma io non sono un politico, bensì un tecnico che cerca di migliorare indicatori di performance deficitari. E non ho mai lavorato per Foggia, città problematica con elevato debito civico, economico e tecnologico. Farò allora un caso di studio volontario da qui a fine 2019 con aggiornamenti pubblici costanti su www.foggiasmart.it , implementando a scopo di discussione e proposta i concetti di Smart City della IEEE, prendendo a modello le buone pratiche della ben più all’avanguardia Trento e le ambizioni tematico-progettuali in senso sostenibile della metropoli illuminata Torino. Sarà il mio solo contributo attivo ma infine dovuto di giveback verso la città in cui sono cresciuto. Grazie dell’attenzione e buon proseguimento, Giuseppe Cornacchia.

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Programma di governo scientista

Di seguito, sei punti programmatici (fra tanti altri proponibili) di una inverosimile candidatura scientista al governo dell’Italia del 2020, allo scopo di provare seriamente ad eliminare sprechi, corruzione, mafie, poverta’, disoccupazione e debito tecnologico. Meglio far da noi che trovarceli imposti a seguito di insolvenza?

1- SpazzaSprechi: Digitalizzazione completa e centralizzata della Pubblica Amministrazione, dei servizi al cittadino, degli appalti pubblici di qualsiasi ammontare;

2- SpazzaCorruzione: Eliminazione totale del contante, ogni transazione sara’ tracciata ed in capo ad un unico codice fiscale o partita iva;

3- SpazzaMafie: Legalizzazione delle sostanze stupefacenti, che saranno distribuite solamente dallo Stato come le sigarette ed il gioco d’azzardo;

4- SpazzaFame: Assistenza minima gratuita in forma di cibo artificiale a sostituire ogni altra forma di sussidio pubblico universale alla poverta’;

5- SpazzaDisoccupazione: Ogni cittadino maggiore di quattordici anni dovra’ essere impiegato fra l’una e le quaranta ore la settimana su lavori di pubblica utilita’;

6- SpazzaDebitoTecnologico: Almeno il 4% del PIL su ricerca e sviluppo tecnologico invece dell’1.3% attuale, con un nuovo IRI al Sud per modernizzarlo davvero.

Vorremmo far intendere che esistono maniere per affrontare di petto alcuni degli enormi problemi che rallentano l’Italia rispetto ad altri Paesi di simile struttura, vale a dire Germania, Francia e Regno Unito, fino a Corea del Sud e Giappone. In alcuni Stati piu’ piccoli o piu’ agili, una o piu’ di queste maniere sono gia’ in fase di test o implementazione. Quel che a prima vista punterebbe ad una distopia basata su un rigido controllo centrale a scapito delle liberta’ dell’individuo, potrebbe altresi’ scuotere un Paese grande ma ingessato e bisognoso di Riforme che lo rimettano in moto?

Azzerare con poco il debito tecnico dell’ingegnere libero professionista

Propongo qualche link ad ottima piccola robotica open source, cioe’ programmabile per farci tutto cio’ che va di moda oggi, concentrandomi su nanodrone, macchinina su ruote, braccio robotico e stampante 3D. Il costo totale d’investimento e’ fra 1000 e 1500 euro, ma il vero lavoro sara’ mentale e consistera’ nell’usarli e combinarli ben oltre i limiti di base.

La premessa e’ che, ragionando in termini di debito tecnico rispetto alle migliori pratiche mondiali, la locomotiva Lombardia / Emilia Romagna parte gia’ 10-20 anni indietro e scendendo al Sud il divario aumenta progressivamente ai circa 50-60 anni di Foggia citta’ e agli oltre 100 anni delle zone piu’ sperdute di Calabria e Sicilia. Come lo recupera, un libero professionista tecnologico che lavora in proprio e ha necessita’ di stare sul mercato globale?

Dotandosi ad esempio dei quattro semplici “giocattoli” customizzabili che sto per dire, sfruttandoli al massimo sul lato software (tutti sono utilizzabili con Python, la moneta franca dell’ informatica contemporanea) e combinandoli opportunamente sul lato hardware, aggiungerebbe ai titoli di studio una competenza a debito tecnico zero riguardo le frontiere odierne di elettronica, meccatronica, meccanica ed informatica. La formazione settoriale specifica consentirebbe poi di adoperare tale competenza di base su problemi applicati.

Concretamente, i quattro “giocattoli” base piu’ adatti a creare un ecosistema completo e vario per una saletta tecnologica multiuso a basso costo, sarebbero a mio avviso i seguenti (nota: non ho alcun interesse economico o personale nel proporre questi specifici oggetti):

1- Nano-drone svedese Crazyflie 2.x https://www.bitcraze.io/research/ usato dal MIT, all’ETH di Zurigo, alla Carnegie Mellon University, al costo base di di 300 euro per l’hacker bundle da qui https://store.bitcraze.io/collections/bundles/products/happy-hacker-bundle ;

2- Macchinetta americana GoPiGo3 nel bundle “university engineering” con sensori di ogni tipo e Raspberry 3 a tenere tutto assieme, da qui https://www.dexterindustries.com/product/engineering-robot-kit/ al costo base di 400 euro (ma si trova a meno o al limite lo si assembla autonomamente a meta’ del costo) ;

3- Braccio robotico da stampare in proprio, comperando poi viti, ingranaggi e tutta l’elettromeccanica di controllo, come ad esempio da questo progettino freeware https://www.thingiverse.com/thing:1718984 completo dei file .stl per stampante 3D e delle distinte, con numerosi cloni in scala ed un ecosistema amatoriale attivo su Facebook qui https://m.facebook.com/groups/828749637471209/ , al costo totale stimato di 300 euro;

4- Stampante 3D cinese Creality Ender 3 https://www.creality3d.shop/collections/3d-printer/products/creality-ender-3-3d-printer-economic-ender-diy-kits-with-resume-printing-function-v-slot-prusa-i3-220x220x250mm?variant=2477621903372 , facilmente modificabile e con grande comunita’ di maker, al costo stimato di meno di 300 euro.

Un aggiornamento professionale che parta da questi oggetti consentirebbe di annullare il proprio debito tecnico fondamentale in tre o sei mesi, con la possibilita’ di dimostrare le acquisite competenze tramite opportuno portfolio a beneficio dei potenziali committenti.

Partito Democratico allargato

Oggi #25Aprile il Ministro dell’Interno Matteo #Salvini derubrica la #Liberazione e la #Resistenza, partigiana ma non solo, che la agevolò ad un derby tra #fascisti e #comunisti. Tuttavia, la lotta per la #libertà fu di una parte in tremendissimo errore contro un’altra in errore minore e collettiva. Questo rinnegare le radici fondanti della Repubblica Italia e della sua Costituzione rende la Lega invotabile ai nostri occhi, prima di ogni altra considerazione nel contemporaneo. Stiamo invece cercando di farci un’idea sul rinnovato Partito Democratico, che sta cercando di liberarsi delle recenti scorie personalistiche del renzismo per tornare espressione orizzontale e popolare. Il nuovo Segretario proclamato è il Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti , il cui manifesto programmatico cita infrastrutture ecosostenibili, internet per tutti, scuola come piattaforma di crescita culturale e sanità pubblica per aumentare i livelli di assistenza. Come primo atto da leader, Zingaretti ha cercato di allargare l’area di influenza del Partito tanto a sinistra, coinvolgendo il nuovo segretario del sindacato CGIL Maurizio Landini , quanto al centro, coinvolgendo il promotore del manifesto Siamo Europei ed ex Ministro Carlo Calenda. Se l’obiettivo tattico è risalire subito nei sondaggi riaccorpando le ali in vista delle elezioni europee, obiettivo in via di conseguimento dal 18% delle scorse politiche al 20-22% di cui viene accreditato oggi, l’obiettivo strategico sarà una alternativa nazionale alla destra sovranista, obiettivo che non potrà che passare anche a nostro avviso per una alleanza col MoVimento Cinque Stelle, oggi accreditato del medesimo 20-22% rispetto al 32% delle scorse politiche. Occorrerà tuttavia passare per il voto anticipato, in modo da sostituire i parlamentari espressi in larga maggioranza dallo scorso segretario Renzi, contrari ad un’alleanza col MoVimento, con nuovi parlamentari più aperti al possibile scenario. E magari vedere sostituita la leadership del MoVimento, governativamente subalterna alla Lega e sempre più distante dal suo elettorato.

L’Italia del Sud guardi alla Corea del Sud

Il sistema universitario italiano continua a sfornare ottimi laureati che, in mancanza di opportunità adeguate in Italia, vanno spesso a fare gli impiegati all’estero. Il nostro Paese, infatti, non riesce a valorizzare organicamente l’istruzione e soprattutto i titoli di studio più elevati, che non vengono assorbiti nel sistema produttivo. A monte, c’è la caratteristica tutta italiana di imprese piccole e medio-piccole a conduzione familiare, che navigano il mercato sull’istinto del fondatore invece che sulle buone pratiche da manuale, motivo per cui gli iperqualificati non riescono ad inserirsi né a dare contributo tangibile. Tali imprese tendono ad aggregarsi in distretti industriali concentrati sul territorio e molto specializzati (file .pdf) , in questo modo riducendo i costi variabili legati al personale (che si concentra appunto sul territorio distrettuale), alle infrastrutture (il distretto cresce e si organizza in base alle proprie esigenze) ed al marketing (le fiere di settore sono spesso organizzate o partecipate a livello distrettuale). L’eccellenza dei distretti concentra la capacità d’impresa e tecnologica, oltre che l’offerta di lavoro qualificato, a macchia di leopardo invece che diffonderla su tutto il territorio, come invece accade dove prevale il modello dei grandi gruppi multinazionali (file .pdf), ad esempio in Germania, Francia e Regno Unito. Come può fare l’Italia a recuperare in modo veloce e concreto il differenziale che la separa dalle dette locomotive d’Europa? Mentre il Regno Unito si allontana perseguendo una Brexit che lo trasformi in una sorta di paradiso fiscale basato su servizi finanziari e deregolazione selvaggia del mercato, il modello più interessante e forse riproducibile per l’Italia ci pare quello della Corea del Sud , un Paese di cinquanta milioni di abitanti (rispetto ai sessanta milioni italiani) distribuiti su una superficie pari ad un terzo di quella dell’Italia. Sostanzialmente in boom dagli anni ’60 fino alla fine del secolo scorso, la Corea del Sud investe oggi il 4% in ricerca e sviluppo e cresce ad un ritmo poco sotto il 3% annuo, attestandosi come undicesima economia del mondo a parità di potere d’acquisto. Cosa dovrebbe imitare l’Italia del modello coreano, oltre l’enorme investimento in ricerca e sviluppo? Specialmente per il Sud, crediamo nel modello dei chaebol, ossia pochi enormi conglomerati industriali che producono qualsiasi cosa, come LG Electronics e Samsung, apportatori di novità tecnologiche che poi conquistano il mercato di massa come ad esempio la tv oled e le lavatrici a doppio cestello. Tali conglomerati andrebbero in Italia supportati da un grande piano industriale nazionale, che il precedente governo aveva iniziato a delineare con iniziative del tipo del Piano nazionale Impresa 4.0 2017-2020 , messo ora in discussione dal corrente governo populista a favore di misure di tipo assistenziale. Un conglomerato a guida pubblica è già stato sperimentato nel secolo scorso in Italia, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale o IRI nato in epoca fascista, divenuto nel dopoguerra un veicolo del boom economico ed infine collassato sotto il peso di debiti e clientelismo, fino ad essere dismesso ed infine liquidato nel 2000. Un nuovo IRI può servire come traccia già percorsa, replicando le positività che hanno alimentato il boom degli anni sessanta, coevo di quello sudcoreano ma esaurito molto prima e mai più vissuto negli ultimi cinquant’anni.