Tensioni divergenti nel Governo

Che Lega e MoVimento 5 Stelle non fossero partner naturali di governo, è stato detto da molti commentatori fin dal principio dell’esperienza da premier di Giuseppe Conte; la Lega si è poi messa su una traiettoria di consenso crescente mentre il MoVimento, al contrario, ha mano mano perso voti, fino a ribaltare nei sondaggi di oggi l’esito delle urne elettorali di un anno fa. E’ inevitabile che i mutati equilibri numerici e le diverse istanze che soddisfino i rispettivi elettorati causino tensione nei rapporti, nonostante il Contratto di Governo sottoscritto. Molti commentatori si chiedono ora fino a che punto questo Governo sopravviverà, ossia chi romperà il patto e con quale pretesto. Avevamo già scritto mesi fa che a nostro avviso il Ministro Salvini avrebbe atteso il venir meno formale dei 5 Stelle, dopo averli lungamente logorati; tuttavia, l’escalation comunicativa recente di questi ultimi, decisi ad uscire dall’angolo ribattendo colpo su colpo all’alleato-nemico, mette probabilmente Salvini nella condizione di dover provocare l’incidente di crisi in prima persona. E’ infatti il suo elettorato storico, la classe produttiva in Nord Italia, che sta manifestando il malcontento più marcato: con una economia che sta segnando il passo e la probabile necessità di una dura manovra in autunno, occorre serrare le fila e si intravedono elezioni anticipate già ad Ottobre. A nostro avviso sarebbe la soluzione migliore, se servisse a riportare chiarezza restituendo armonia ad un nuovo Governo legittimato dalle urne. Temiamo però che la corda possa spezzarsi prima o addirittura molto prima, giacché non ci pare che l’anima di lotta del MoVimento (in capo a Di Battista) abbia interesse a rimanere compressa pur di salvare le poltrone dell’anima di governo (in capo a Di Maio). Di nuovo le tre correnti nel MoVimento, quella di lotta, quella probabilmente affine al nuovo Partito Democratico (in capo al presidente della Camera Roberto Fico) e quella di governo. Il populismo comune pare si stia disarticolando, i discorsi tornano ad essere destra contro sinistra, capitale contro forza lavoro, privilegi contro uguaglianza, immoralità contro legalità. Ci sembra un’evoluzione positiva.

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L’Italia del Sud guardi alla Corea del Sud

Il sistema universitario italiano continua a sfornare ottimi laureati che, in mancanza di opportunità adeguate in Italia, vanno spesso a fare gli impiegati all’estero. Il nostro Paese, infatti, non riesce a valorizzare organicamente l’istruzione e soprattutto i titoli di studio più elevati, che non vengono assorbiti nel sistema produttivo. A monte, c’è la caratteristica tutta italiana di imprese piccole e medio-piccole a conduzione familiare, che navigano il mercato sull’istinto del fondatore invece che sulle buone pratiche da manuale, motivo per cui gli iperqualificati non riescono ad inserirsi né a dare contributo tangibile. Tali imprese tendono ad aggregarsi in distretti industriali concentrati sul territorio e molto specializzati (file .pdf) , in questo modo riducendo i costi variabili legati al personale (che si concentra appunto sul territorio distrettuale), alle infrastrutture (il distretto cresce e si organizza in base alle proprie esigenze) ed al marketing (le fiere di settore sono spesso organizzate o partecipate a livello distrettuale). L’eccellenza dei distretti concentra la capacità d’impresa e tecnologica, oltre che l’offerta di lavoro qualificato, a macchia di leopardo invece che diffonderla su tutto il territorio, come invece accade dove prevale il modello dei grandi gruppi multinazionali (file .pdf), ad esempio in Germania, Francia e Regno Unito. Come può fare l’Italia a recuperare in modo veloce e concreto il differenziale che la separa dalle dette locomotive d’Europa? Mentre il Regno Unito si allontana perseguendo una Brexit che lo trasformi in una sorta di paradiso fiscale basato su servizi finanziari e deregolazione selvaggia del mercato, il modello più interessante e forse riproducibile per l’Italia ci pare quello della Corea del Sud , un Paese di cinquanta milioni di abitanti (rispetto ai sessanta milioni italiani) distribuiti su una superficie pari ad un terzo di quella dell’Italia. Sostanzialmente in boom dagli anni ’60 fino alla fine del secolo scorso, la Corea del Sud investe oggi il 4% in ricerca e sviluppo e cresce ad un ritmo poco sotto il 3% annuo, attestandosi come undicesima economia del mondo a parità di potere d’acquisto. Cosa dovrebbe imitare l’Italia del modello coreano, oltre l’enorme investimento in ricerca e sviluppo? Specialmente per il Sud, crediamo nel modello dei chaebol, ossia pochi enormi conglomerati industriali che producono qualsiasi cosa, come LG Electronics e Samsung, apportatori di novità tecnologiche che poi conquistano il mercato di massa come ad esempio la tv oled e le lavatrici a doppio cestello. Tali conglomerati andrebbero in Italia supportati da un grande piano industriale nazionale, che il precedente governo aveva iniziato a delineare con iniziative del tipo del Piano nazionale Impresa 4.0 2017-2020 , messo ora in discussione dal corrente governo populista a favore di misure di tipo assistenziale. Un conglomerato a guida pubblica è già stato sperimentato nel secolo scorso in Italia, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale o IRI nato in epoca fascista, divenuto nel dopoguerra un veicolo del boom economico ed infine collassato sotto il peso di debiti e clientelismo, fino ad essere dismesso ed infine liquidato nel 2000. Un nuovo IRI può servire come traccia già percorsa, replicando le positività che hanno alimentato il boom degli anni sessanta, coevo di quello sudcoreano ma esaurito molto prima e mai più vissuto negli ultimi cinquant’anni.

L’uomo cambia davvero il clima?

Abbiamo ricevuto una cortese richiesta sul cambiamento climatico, cosa cioè significhi davvero e quali conseguenze potrebbe avere nel breve e medio termine. Ci è parso un ottimo spunto sul quale provare ad analizzare i dati ragionando in ottica predittiva. La prima questione è: l’uomo cambia davvero il clima? La risposta è che, al di là di effetti ciclici ed interplanetari non ancora del tutto compresi, la notevole deforestazione recente e le notevolissime immissioni in atmosfera dei composti chimici responsabili dell’effetto serra iniziate con la Rivoluzione Industriale oltre due secoli fa ed intensificatesi drammaticamente negli ultimi cinquant’anni fino ai picchi oderni in Occidente, Cina ed India, hanno modificato in un lasso di tempo relativamente molto breve equilibri naturali che sussistevano da migliaia di anni. Dunque, sì, l’uomo sta effettivamente modificando il clima terrestre. La seconda questione è: se non si mette un argine alle emissioni antropiche, cosa potrebbe accadere nei prossimi cinquant’anni? Il riscaldamento globale viene stimato fra 1.5 e 2 gradi Celsius entro la metà del secolo, con accentuazione di eventi meteorologici estremi, diminuzione del ghiaccio artico ed innalzamento del livello dei mari che si ripercuoterebbero sulla vita di molti milioni di persone, incoraggiando disordini sociali e nuove ondate migratorie. La terza questione è: come provare a rimediare fattivamente? L’ONU suggerisce risparmio energetico ed uso di fonti rinnovabili, riforestazione, sostenibilità ambientale dei sistemi industriali. Ci permettiamo di osservare che un uso più intenso della fonte nucleare (stimata nel 2016 al 14% del consumo energetico primario europeo), a bassissimo o nullo impatto climatico rispetto alle fonti fossili come il carbone, darebbe un ottimo contributo. Dunque, si rimedia anche con più nucleare e meno carbone.

Il poetico invece della poesia

L’invariante umano e’ la mitopoiesi, che si declina e si trasmette di volta in volta e ad ogni latitudine nel poetico locale attraverso svariati mezzi; non lo e’ invece la lingua, che e’ un fenomeno etno-culturale che nasce localmente e finisce circoscritto in un tempo dato. E’ il motivo per cui il literary e la poesia si stanno inevitabilmente estinguendo mentre tornano strutture, pastiche e combinatorismi, col paradosso che questi ultimi, in forma di parola scritta, non interessano comunque al vasto, potenziale pubblico che ritrova il medesimo poetico in altre forme piu’ avvolgenti, dirette ed appaganti. Il trionfo del mid-cult e del pop fino al trash, quindi? No, lo spaccio iconico primigenio, che prescinde dalla forma immanente.

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Sconforta che il dibattito letterario-sociale su #corriere, #repubblica, #rai3 o #la7 sia condotto da autori che di letterario hanno poco tipo #carofiglio, #saviano, #cucciari, #murgia, #giordano, #fazio ecc. Dare piu’ spazio ad iperletterarizzati come #moresco, #siti o #arminio?

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A proposito degli italiani iperqualificati espatriati, che non sono ne’ esiliati politici ne’ migranti per fame o paura, mi pare che il

come potrebbero raccogliersi i vantaggi di chi gode di una visuale duplice, a cavallo tra le due culture? (A.I. su Le Parole e Le Cose 2)

dipenda molto da cosa si intende per vantaggi: se lo sono il firmare petizioni per Battisti credendolo innocente perseguitato da uno Stato carogna o fare gli anti-nuclearisti da nazioni che si approvvigionano fra il 30% ed il 70% di nucleare, forse la visuale duplice e’ in effetti un inforcare gli occhiali al contrario?

Diciamo che l’expat italico di questo inizio nuovo secolo vive probabilmente una forzata ma non forzosa sospensione identitaria che ne fa spesso un ottimo letterato o professionista o ecc. ecc. ma altrettanto spesso un poco lucido attivista.

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Starei attento al reducismo, con i giovanissimi. Dai miei coetanei che si sentivano investiti di una causa superiore parlando fra loro cento o duecento di pianti & rimpianti, mentre intanto perdevano ogni validazione sociale nel mondo reale, andrebbero tenuti alla larga anche se le alternative pratiche sono superscemotti social o musicali. Meglio quelli che noi, comunque.

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Le Parole e Le Cose versione 1 ha in effetti ricollocato la competenza specialistica in cima, a mo’ di classe col professore dietro la cattedra ed i banchetti in fila zitti ad ascoltare, travasando in rete parte della cultura scritta negli anni Dieci per la carta e da li’ espulsa, devitalizzando di conseguenza la partecipazione della classe fino ad estinguerla. Ha in sostanza subito il mezzo piu’ che cavalcarlo come fece Nazione Indiana, motivo per cui la vivacita’ si e’ trasferita sui social, anche per narcisismo ma essenzialmente come playground. La pretesa fondativa del tecnico competente abilitato a parlare rispetto all’onesto incompetente che deve solo ascoltare, oggi divenuta identita’ politica e sociale di massa, non ha aiutato ad indagare perche’ tanti competenti, seppur meglio equipaggiati degli incompetenti, sbaglino puntualmente le previsioni sul futuro esattamente come questi ultimi. Probabilmente il settarismo e la malafede bilanciano verso il basso la competenza, cosi’ come l’onesta’ bilancia verso l’alto l’incompetenza, facendo pari e patta nei fallimenti predittivi? Anche dal punto di vista teorico, il contributo vitalistico e’ stato qui marginale, anzi anti-vitalistico proprio nella visione di Mazzoni e repressivo in quella di Simonetti. Nazione Indiana si chiuse sostanzialmente con la farsa a tavolino del New Italian Epic ed il miglior contributo teorico-letterario internettiano degli ultimi tempi arrivi dalla Nuova Ontologia Estetica di Giorgio Linguaglossa & sodali su L’Ombra delle Parole, un blog di vecchi che ha progressivamente affinato e reso presentabile la frustrazione mentre qui infuriavano Erinni e si proponevano come novita’ epigoni trentenni e quarantenni di epigoni cinquantenni e sessantenni, tutti ancora fermi al 1975 ed immersi nel rimpianto nostalgico. Siete stati pompieri ma la biblioteca in fiamme era forse vuota, i libri erano stati trafugati e portati altrove mentre qui si discuteva cenere?

Reddito, pensioni e legittima difesa

Fra 27 e 28 Marzo sono divenuti Legge dello Stato due provvedimenti cardine del programma di questo Governo del Cambiamento istituito tra MoVimento 5 Stelle e Lega. In particolare, il Senato ha convertito in lettura finale prima il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, con modificazioni, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni e poi le modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa. Nel dettaglio delle implicazioni sostanziali, il primo vorrebbe calibrare meglio le platee degli aventi diritto , il secondo stabilisce che sarà sempre ritenuto sussistente il rapporto di proporzionalità tra la difesa e l’offesa . A noi sembrano misure razionalmente congegnate che danno effettivo seguito ad alcune delle promesse di campagna elettorale, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili e della dialettica insita in un governo di coalizione. Non siamo convinti tuttavia che rappresentino soluzioni effettive ai due grandi problemi sottesi e da tempo ignorati: da un lato, il rallentamento dell’economia italiana verso la recessione , a cui occorrerebbe rispondere con un massiccio piano industriale invece che con redistribuzioni assistenziali senza effetto moltiplicatore; dall’altro lato, la presenza sul territorio di ormai seicentomila migranti irregolari senza che sia possibile integrarli, come vorrebbero le opposizioni di sinistra, o espellerli, come invece aveva promesso in campagna elettorale l’adesso Ministro dell’Interno leghista Matteo Salvini, il cui decreto sicurezza sta al contrario contribuendo al disordine.