Azzerare con poco il debito tecnico dell’ingegnere libero professionista

Propongo qualche link ad ottima piccola robotica open source, cioe’ programmabile per farci tutto cio’ che va di moda oggi, concentrandomi su nanodrone, macchinina su ruote, braccio robotico e stampante 3D. Il costo totale d’investimento e’ fra 1000 e 1500 euro, ma il vero lavoro sara’ mentale e consistera’ nell’usarli e combinarli ben oltre i limiti di base.

La premessa e’ che, ragionando in termini di debito tecnico rispetto alle migliori pratiche mondiali, la locomotiva Lombardia / Emilia Romagna parte gia’ 10-20 anni indietro e scendendo al Sud il divario aumenta progressivamente ai circa 50-60 anni di Foggia citta’ e agli oltre 100 anni delle zone piu’ sperdute di Calabria e Sicilia. Come lo recupera, un libero professionista tecnologico che lavora in proprio e ha necessita’ di stare sul mercato globale?

Dotandosi ad esempio dei quattro semplici “giocattoli” customizzabili che sto per dire, sfruttandoli al massimo sul lato software (tutti sono utilizzabili con Python, la moneta franca dell’ informatica contemporanea) e combinandoli opportunamente sul lato hardware, aggiungerebbe ai titoli di studio una competenza a debito tecnico zero riguardo le frontiere odierne di elettronica, meccatronica, meccanica ed informatica. La formazione settoriale specifica consentirebbe poi di adoperare tale competenza di base su problemi applicati.

Concretamente, i quattro “giocattoli” base piu’ adatti a creare un ecosistema completo e vario per una saletta tecnologica multiuso a basso costo, sarebbero a mio avviso i seguenti (nota: non ho alcun interesse economico o personale nel proporre questi specifici oggetti):

1- Nano-drone svedese Crazyflie 2.x https://www.bitcraze.io/research/ usato dal MIT, all’ETH di Zurigo, alla Carnegie Mellon University, al costo base di di 300 euro per l’hacker bundle da qui https://store.bitcraze.io/collections/bundles/products/happy-hacker-bundle ;

2- Macchinetta americana GoPiGo3 nel bundle “university engineering” con sensori di ogni tipo e Raspberry 3 a tenere tutto assieme, da qui https://www.dexterindustries.com/product/engineering-robot-kit/ al costo base di 400 euro (ma si trova a meno o al limite lo si assembla autonomamente a meta’ del costo) ;

3- Braccio robotico da stampare in proprio, comperando poi viti, ingranaggi e tutta l’elettromeccanica di controllo, come ad esempio da questo progettino freeware https://www.thingiverse.com/thing:1718984 completo dei file .stl per stampante 3D e delle distinte, con numerosi cloni in scala ed un ecosistema amatoriale attivo su Facebook qui https://m.facebook.com/groups/828749637471209/ , al costo totale stimato di 300 euro;

4- Stampante 3D cinese Creality Ender 3 https://www.creality3d.shop/collections/3d-printer/products/creality-ender-3-3d-printer-economic-ender-diy-kits-with-resume-printing-function-v-slot-prusa-i3-220x220x250mm?variant=2477621903372 , facilmente modificabile e con grande comunita’ di maker, al costo stimato di meno di 300 euro.

Un aggiornamento professionale che parta da questi oggetti consentirebbe di annullare il proprio debito tecnico fondamentale in tre o sei mesi, con la possibilita’ di dimostrare le acquisite competenze tramite opportuno portfolio a beneficio dei potenziali committenti.

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Partito Democratico allargato

Oggi #25Aprile il Ministro dell’Interno Matteo #Salvini derubrica la #Liberazione e la #Resistenza, partigiana ma non solo, che la agevolò ad un derby tra #fascisti e #comunisti. Tuttavia, la lotta per la #libertà fu di una parte in tremendissimo errore contro un’altra in errore minore e collettiva. Questo rinnegare le radici fondanti della Repubblica Italia e della sua Costituzione rende la Lega invotabile ai nostri occhi, prima di ogni altra considerazione nel contemporaneo. Stiamo invece cercando di farci un’idea sul rinnovato Partito Democratico, che sta cercando di liberarsi delle recenti scorie personalistiche del renzismo per tornare espressione orizzontale e popolare. Il nuovo Segretario proclamato è il Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti , il cui manifesto programmatico cita infrastrutture ecosostenibili, internet per tutti, scuola come piattaforma di crescita culturale e sanità pubblica per aumentare i livelli di assistenza. Come primo atto da leader, Zingaretti ha cercato di allargare l’area di influenza del Partito tanto a sinistra, coinvolgendo il nuovo segretario del sindacato CGIL Maurizio Landini , quanto al centro, coinvolgendo il promotore del manifesto Siamo Europei ed ex Ministro Carlo Calenda. Se l’obiettivo tattico è risalire subito nei sondaggi riaccorpando le ali in vista delle elezioni europee, obiettivo in via di conseguimento dal 18% delle scorse politiche al 20-22% di cui viene accreditato oggi, l’obiettivo strategico sarà una alternativa nazionale alla destra sovranista, obiettivo che non potrà che passare anche a nostro avviso per una alleanza col MoVimento Cinque Stelle, oggi accreditato del medesimo 20-22% rispetto al 32% delle scorse politiche. Occorrerà tuttavia passare per il voto anticipato, in modo da sostituire i parlamentari espressi in larga maggioranza dallo scorso segretario Renzi, contrari ad un’alleanza col MoVimento, con nuovi parlamentari più aperti al possibile scenario. E magari vedere sostituita la leadership del MoVimento, governativamente subalterna alla Lega e sempre più distante dal suo elettorato.

L’Italia del Sud guardi alla Corea del Sud

Il sistema universitario italiano continua a sfornare ottimi laureati che, in mancanza di opportunità adeguate in Italia, vanno spesso a fare gli impiegati all’estero. Il nostro Paese, infatti, non riesce a valorizzare organicamente l’istruzione e soprattutto i titoli di studio più elevati, che non vengono assorbiti nel sistema produttivo. A monte, c’è la caratteristica tutta italiana di imprese piccole e medio-piccole a conduzione familiare, che navigano il mercato sull’istinto del fondatore invece che sulle buone pratiche da manuale, motivo per cui gli iperqualificati non riescono ad inserirsi né a dare contributo tangibile. Tali imprese tendono ad aggregarsi in distretti industriali concentrati sul territorio e molto specializzati (file .pdf) , in questo modo riducendo i costi variabili legati al personale (che si concentra appunto sul territorio distrettuale), alle infrastrutture (il distretto cresce e si organizza in base alle proprie esigenze) ed al marketing (le fiere di settore sono spesso organizzate o partecipate a livello distrettuale). L’eccellenza dei distretti concentra la capacità d’impresa e tecnologica, oltre che l’offerta di lavoro qualificato, a macchia di leopardo invece che diffonderla su tutto il territorio, come invece accade dove prevale il modello dei grandi gruppi multinazionali (file .pdf), ad esempio in Germania, Francia e Regno Unito. Come può fare l’Italia a recuperare in modo veloce e concreto il differenziale che la separa dalle dette locomotive d’Europa? Mentre il Regno Unito si allontana perseguendo una Brexit che lo trasformi in una sorta di paradiso fiscale basato su servizi finanziari e deregolazione selvaggia del mercato, il modello più interessante e forse riproducibile per l’Italia ci pare quello della Corea del Sud , un Paese di cinquanta milioni di abitanti (rispetto ai sessanta milioni italiani) distribuiti su una superficie pari ad un terzo di quella dell’Italia. Sostanzialmente in boom dagli anni ’60 fino alla fine del secolo scorso, la Corea del Sud investe oggi il 4% in ricerca e sviluppo e cresce ad un ritmo poco sotto il 3% annuo, attestandosi come undicesima economia del mondo a parità di potere d’acquisto. Cosa dovrebbe imitare l’Italia del modello coreano, oltre l’enorme investimento in ricerca e sviluppo? Specialmente per il Sud, crediamo nel modello dei chaebol, ossia pochi enormi conglomerati industriali che producono qualsiasi cosa, come LG Electronics e Samsung, apportatori di novità tecnologiche che poi conquistano il mercato di massa come ad esempio la tv oled e le lavatrici a doppio cestello. Tali conglomerati andrebbero in Italia supportati da un grande piano industriale nazionale, che il precedente governo aveva iniziato a delineare con iniziative del tipo del Piano nazionale Impresa 4.0 2017-2020 , messo ora in discussione dal corrente governo populista a favore di misure di tipo assistenziale. Un conglomerato a guida pubblica è già stato sperimentato nel secolo scorso in Italia, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale o IRI nato in epoca fascista, divenuto nel dopoguerra un veicolo del boom economico ed infine collassato sotto il peso di debiti e clientelismo, fino ad essere dismesso ed infine liquidato nel 2000. Un nuovo IRI può servire come traccia già percorsa, replicando le positività che hanno alimentato il boom degli anni sessanta, coevo di quello sudcoreano ma esaurito molto prima e mai più vissuto negli ultimi cinquant’anni.

L’uomo cambia davvero il clima?

Abbiamo ricevuto una cortese richiesta sul cambiamento climatico, cosa cioè significhi davvero e quali conseguenze potrebbe avere nel breve e medio termine. Ci è parso un ottimo spunto sul quale provare ad analizzare i dati ragionando in ottica predittiva. La prima questione è: l’uomo cambia davvero il clima? La risposta è che, al di là di effetti ciclici ed interplanetari non ancora del tutto compresi, la notevole deforestazione recente e le notevolissime immissioni in atmosfera dei composti chimici responsabili dell’effetto serra iniziate con la Rivoluzione Industriale oltre due secoli fa ed intensificatesi drammaticamente negli ultimi cinquant’anni fino ai picchi oderni in Occidente, Cina ed India, hanno modificato in un lasso di tempo relativamente molto breve equilibri naturali che sussistevano da migliaia di anni. Dunque, sì, l’uomo sta effettivamente modificando il clima terrestre. La seconda questione è: se non si mette un argine alle emissioni antropiche, cosa potrebbe accadere nei prossimi cinquant’anni? Il riscaldamento globale viene stimato fra 1.5 e 2 gradi Celsius entro la metà del secolo, con accentuazione di eventi meteorologici estremi, diminuzione del ghiaccio artico ed innalzamento del livello dei mari che si ripercuoterebbero sulla vita di molti milioni di persone, incoraggiando disordini sociali e nuove ondate migratorie. La terza questione è: come provare a rimediare fattivamente? L’ONU suggerisce risparmio energetico ed uso di fonti rinnovabili, riforestazione, sostenibilità ambientale dei sistemi industriali. Ci permettiamo di osservare che un uso più intenso della fonte nucleare (stimata nel 2016 al 14% del consumo energetico primario europeo), a bassissimo o nullo impatto climatico rispetto alle fonti fossili come il carbone, darebbe un ottimo contributo. Dunque, si rimedia anche con più nucleare e meno carbone.

Il poetico invece della poesia

L’invariante umano e’ la mitopoiesi, che si declina e si trasmette di volta in volta e ad ogni latitudine nel poetico locale attraverso svariati mezzi; non lo e’ invece la lingua, che e’ un fenomeno etno-culturale che nasce localmente e finisce circoscritto in un tempo dato. E’ il motivo per cui il literary e la poesia si stanno inevitabilmente estinguendo mentre tornano strutture, pastiche e combinatorismi, col paradosso che questi ultimi, in forma di parola scritta, non interessano comunque al vasto, potenziale pubblico che ritrova il medesimo poetico in altre forme piu’ avvolgenti, dirette ed appaganti. Il trionfo del mid-cult e del pop fino al trash, quindi? No, lo spaccio iconico primigenio, che prescinde dalla forma immanente.

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Sconforta che il dibattito letterario-sociale su #corriere, #repubblica, #rai3 o #la7 sia condotto da autori che di letterario hanno poco tipo #carofiglio, #saviano, #cucciari, #murgia, #giordano, #fazio ecc. Dare piu’ spazio ad iperletterarizzati come #moresco, #siti o #arminio?

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A proposito degli italiani iperqualificati espatriati, che non sono ne’ esiliati politici ne’ migranti per fame o paura, mi pare che il

come potrebbero raccogliersi i vantaggi di chi gode di una visuale duplice, a cavallo tra le due culture? (A.I. su Le Parole e Le Cose 2)

dipenda molto da cosa si intende per vantaggi: se lo sono il firmare petizioni per Battisti credendolo innocente perseguitato da uno Stato carogna o fare gli anti-nuclearisti da nazioni che si approvvigionano fra il 30% ed il 70% di nucleare, forse la visuale duplice e’ in effetti un inforcare gli occhiali al contrario?

Diciamo che l’expat italico di questo inizio nuovo secolo vive probabilmente una forzata ma non forzosa sospensione identitaria che ne fa spesso un ottimo letterato o professionista o ecc. ecc. ma altrettanto spesso un poco lucido attivista.

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Starei attento al reducismo, con i giovanissimi. Dai miei coetanei che si sentivano investiti di una causa superiore parlando fra loro cento o duecento di pianti & rimpianti, mentre intanto perdevano ogni validazione sociale nel mondo reale, andrebbero tenuti alla larga anche se le alternative pratiche sono superscemotti social o musicali. Meglio quelli che noi, comunque.

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Le Parole e Le Cose versione 1 ha in effetti ricollocato la competenza specialistica in cima, a mo’ di classe col professore dietro la cattedra ed i banchetti in fila zitti ad ascoltare, travasando in rete parte della cultura scritta negli anni Dieci per la carta e da li’ espulsa, devitalizzando di conseguenza la partecipazione della classe fino ad estinguerla. Ha in sostanza subito il mezzo piu’ che cavalcarlo come fece Nazione Indiana, motivo per cui la vivacita’ si e’ trasferita sui social, anche per narcisismo ma essenzialmente come playground. La pretesa fondativa del tecnico competente abilitato a parlare rispetto all’onesto incompetente che deve solo ascoltare, oggi divenuta identita’ politica e sociale di massa, non ha aiutato ad indagare perche’ tanti competenti, seppur meglio equipaggiati degli incompetenti, sbaglino puntualmente le previsioni sul futuro esattamente come questi ultimi. Probabilmente il settarismo e la malafede bilanciano verso il basso la competenza, cosi’ come l’onesta’ bilancia verso l’alto l’incompetenza, facendo pari e patta nei fallimenti predittivi? Anche dal punto di vista teorico, il contributo vitalistico e’ stato qui marginale, anzi anti-vitalistico proprio nella visione di Mazzoni e repressivo in quella di Simonetti. Nazione Indiana si chiuse sostanzialmente con la farsa a tavolino del New Italian Epic ed il miglior contributo teorico-letterario internettiano degli ultimi tempi arrivi dalla Nuova Ontologia Estetica di Giorgio Linguaglossa & sodali su L’Ombra delle Parole, un blog di vecchi che ha progressivamente affinato e reso presentabile la frustrazione mentre qui infuriavano Erinni e si proponevano come novita’ epigoni trentenni e quarantenni di epigoni cinquantenni e sessantenni, tutti ancora fermi al 1975 ed immersi nel rimpianto nostalgico. Siete stati pompieri ma la biblioteca in fiamme era forse vuota, i libri erano stati trafugati e portati altrove mentre qui si discuteva cenere?